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PROBLEMI AMBIENTALI NELL'AREA DELL'EX ZINCHERIE ADRIATICHE DI DISO (LECCE)
lunedì 12 giugno 2017

LA UE RISPONDE AD UN'INTERROGAZIONE DI PEDICINI E D'AMATO (M5S)


Ufficio comunicazione - Cellulare 3920460174
PIERNICOLA PEDICINI - Eurodeputato del M5S


I problemi ambientali e sanitari provocati dall'ex impianto di zincatura di metalli ferrosi di proprietà della società “Zincherie Adriatiche S.r.l” nel comune di Diso (Lecce), sono stati esaminati dalla Commissione europea a seguito di un'interrogazione presentata dagli eurodeputati del M5S Piernicola Pedicini e Rosa D'Amato.

I due esponenti pentastellati avevano segnalato all'organismo esecutivo della Ue che nel settembre 2016 il Comune di Diso aveva approvato la conversione dello stabilimento dell'ex zincheria in un residence per attivitĂ  ricettive senza predisporre la bonifica del sito e che, secondo alcune analisi svolte da Arpa Puglia, era stata riscontrata la presenza nei terreni dell'ex impianto di sostanze nocive inquinanti oltre i limiti massimi previsti dalle normative vigenti. Inoltre, le analisi delle acque dei pozzi adiacenti avevano fatto riscontrare la presenza di arsenico, registrando valori oltre il doppio del limite consentito.

Ora, la Commissione ha risposto all'interrogazione di Pedicini e D'Amato, spiegando una serie di aspetti tecnici e formali che andavano rispettati ai sensi delle direttive Ue 2004/35/Ce e 2010/75/Ue. In particolare, ha evidenziato che "se la contaminazione del suolo e delle acque sotterranee nel sito comporta un rischio significativo per la salute umana o per l'ambiente in conseguenza delle attivitĂ  autorizzate, il gestore deve eseguire gli interventi necessari finalizzati ad eliminare, controllare, contenere o ridurre le sostanze pericolose pertinenti. Ha poi aggiunto che l'articolo 24 della direttiva 2004/35/Ce relativa alle emissioni industriali prevede l'obbligo di informazione e partecipazione del pubblico alle procedure di autorizzazione, comprese le modifiche sostanziali alle autorizzazioni esistenti, e che l'articolo 25 della stessa direttiva prevede l'accesso alla giustizia in caso di mancata conformitĂ  a tali requisiti".

La Commissione ha poi specificato che "la direttiva 2004/35/Ce sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale si applica solo alle attività elencate negli allegati che accompagnano la direttiva. Inoltre, la direttiva relativa alle emissioni industriali impone agli operatori di stabilire una relazione di riferimento quando l'attività comporta l'utilizzo, la produzione o lo scarico di sostanze pericolose e, tenuto conto della possibilità di contaminazione del suolo e delle acque sotterranee nel sito. Tale relazione deve essere stabilita per la prima volta per le installazioni autorizzate dopo il 7 gennaio 2013, mentre per gli impianti esistenti è redatta al primo aggiornamento dell'autorizzazione. Al momento della cessazione definitiva delle attività, il gestore deve valutare lo stato di contaminazione e ripristinare il sito allo stato constatato nella relazione di riferimento".

Considerato quanto esposto nella risposta della Ue, la questione verrĂ  ora esaminata dal consigliere regionale del M5S Puglia Cristian Casili che aveva sollecitato l'interrogazione di Pedicini e D'Amato. Inoltre, se ci sono i presupposti, Casili la sottoporrĂ  all'attenzione degli uffici competenti della Regione Puglia.

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