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Regionali: "L'ALTRA PUGLIA" IN SOSTEGNO ALLA MOBILITAZIONE DELL'ADI CONTRO IL MINISTRO POLETTI
martedì 26 maggio 2015

da altrapuglia@gmail.com






 
 





IL MINISTRO POLETTI NEGA L'INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE A DOTTORANDI E ASSEGNSITI DI RICERCA: “NON SONO VERI LAVORATORI”


Prendiamo atto con sgomento e non poca vergogna delle parole del Ministro Poletti rispetto a tutti i dottorandi, assegnisti di ricerca e borsisti. Secondo il Ministro queste figure non hanno diritto all'indennità di disoccupazione perché “non sono veri lavoratori”. Diciamolo subito, L'Altra Puglia sta dalla parte dell'Adi, l'Associazione dei Dottorandi e dei Dottori di ricerca Italiani, e aderisce al loro appello. Ci mobiliteremo accanto a tutti i dottorandi e assegnisti di ricerca di questo paese, parteciperemo al presidio convocato dall'Adi per il 28 maggio, alle 16, presso il Ministero del Lavoro, durante il quale verranno consegnate al Ministero le migliaia di firme raccolte dalla petizione online #perchénoino promossa da ADI ed FLC CGIL per chiedere il riconoscimento dell'indennità di disoccupazione DIS-COLL.
Un'esclusione incomprensibile quella di Assegnisti, dottorandi e borsisti, giustificata, scrive l'Adi, «negando la dignità del lavoro di circa 60.000 persone che rappresentano una delle poche possibilità di rilancio del nostro Paese». Al Ministro sfugge il fatto che oltre un terzo del personale accademico è composto da queste figure, senza le quali gli atenei e gli enti, privati da anni di risorse finanziarie e strangolati dal blocco del turn-over, non potrebbero garantire gran parte delle proprie attività di ricerca e didattica. Il Ministro dimentica anche che gli assegni di ricerca sono omologati ai collaboratori coordinati e continuativi e che tutte queste figure versano oltre il 30% del loro reddito alla gestione separata INPS per contributi sociali e previdenziali, senza riceverne molto in cambio.
Negare l'identità di lavoratori a chi porta avanti le attività di ricerca e di didattica dell'Università italiana e a chi versa i contributi del proprio Lavoro è un atto meschino, una vergogna. Sarebbe questo il governo del cambiamento? Sarebbe questa la buona università?
In un paese normale, un Ministro del Lavoro che svilisse in questo modo chi ogni giorno dedica la quasi totalità della giornata alla ricerca si sarebbe già dimesso. Ma in un paese normale un Ministro non avrebbe mai detto qualcosa del genere. Infatti l'Italia è uno dei rari paesi in cui l'attività di prima ricerca come il dottorato o l'assegno di ricerca non viene considerato lavoro.
Ci si chiede perché l'Italia non riesce a uscire dalla crisi, perché non ci sia innovazione, e ci si chiede anche perché appena un giovane ricercatore mette piede fuori dal suolo italiano si fa notare per merito e prestigio in qualsiasi disciplina. Bisognerebbe chiederlo al Ministro Poletti il perché, e bisognerebbe chiederlo al Presidente Renzi ed ai suoi predecessori che evidentemente non hanno mai frequentato i luoghi della conoscenza.
 
 

 




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