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La città del “ce me ne futt a me”.
giovedì 5 marzo 2015

da osservatoriolegnc@libero.it





redazione@tribunadelsalento

 

Libero OSSERVATORIO della LEGALITA’ onlus (TA)  osservatoriolegnc@libero.it

  

                        URGE REALIZZARE I SILOS

Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e fa del "non sentire" un modus vivendi, un modus operandi, che consente di seguire l'onda piuttosto che affrontare i problemi e, perché no, risolverli. Troppo facile per chi amministra, chi governa, chi dirige "non sapere per non fare", e poco importa se si viene meno al mandato, alla fiducia, alla legge, se si svuota di contenuti il ruolo e ci si declassa al ruolo di servitori del/dei padroni di turno.

Nessuna dignitĂ , nessun orgoglio, nessun rispetto.

Esempi, eclatanti, in ogni dove, in ogni settore, in ogni angolo di questo Paese, travolto da una serie di scandali e di scandalosi comportamenti, che, di fatto, vanno contro la morale, ahinoi, non piĂą comune ma di pochi onesti. Cosa possono questi "pochi onesti" se non denunciare, ad ogni latitudine ed in ogni realtĂ ?

Ed,allora, eccoci a denunciare aberrazioni, abusi, sconsideratezze di scelte oscene in questa Taranto, maltrattata e vessata.

Ecco 500 nuovi posti auto nel Borgo, a cominciare da via Di Palma, dapprima contestata "zona pedonale", ora declassata a parcheggio, una decisione spacciata come motore per il rilancio delle attività commerciali del Borgo. Ma di quali attività parliamo, se il commercio tarantino è stato messo in ginocchio dall'impoverimento delle famiglie e dal pullulare di ipermercati e discount? A che pro continuare ad incentivare il traffico veicolare privato quando sarebbe opportuno invertire la rotta e puntare sulla mobilità alternativa, tipo bicicletta e car sharing?

Se c'è tanta necessità di posti auto, perché non pensare alla costruzione di “SILOS” fuori terra - esiste già un progetto dell'arch. Nevio Conte - magari acquistando o espropriando per pubblica utilità aree "fatiscenti" come quella in via Duca degli Abruzzi angolo via Principe Amedeo, anche alla luce della recente delibera del Consiglio Comunale che ha ridotto la "vocazione edificatoria" delle aree, qualora si verificasse un crollo o una demolizione dell'esistente, non permettendo, secondo quanto previsto da una legge dello Stato, la ricostruzione di pari sagoma e volume del preesistente?

Ecco lo sconcio del cosiddetto mercato di piazza Sicilia, sintomo di quanto scombinata sia questa Città. Un episodio che vale la pena di citare. Venerdì, attorno alle 10 circa una “tizia”- altro aggettivo è difficile reperire-, nei pressi del mercato, parcheggia la propria vettura in maniera per nulla ortodossa, ovverosia innanzi al passaggio pedonale che attraversa il reperto archeologico dell'acquedotto romano occupando lo stesso, ostruendo fortemente la corsia dei veicoli.

Poco dopo, giusto il tempo di allontanarsi, ecco giungere una ingombrante corriera extraurbana che, ovviamente, non riuscendo a transitare, ha cominciato a segnalare con l'assordante tromba caratteristica delle corriere... ma niente, nessuno è intervenuto.

D'altronde chi avrebbe dovuto intervenire visto che la zona è praticamente interdetta ai VV.UU. ? Una fila lunga centinaia di metri quasi quasi a giungere a v.le Magna Grecia, “trombe” lesiona timpani della corriera ed eco delle auto in coda, nessun intervento di nessuno. Tutto fermo, immobile, fin quando ecco spuntare la “tizia” colpevole del can can, eccola brontolante contro chi a giusta ragione protestava : " Diamine... un minuto, solo un minutino".

Eh sì... e già, il classico minutino di chi se ne frega degli altri, di quelli che lavorano, di quelli che sono costretti a spostarsi in città, di quelli costretti a rischiare la propria vita in ambulanza, troppo spesso imbottigliate in quel budello antistante il cosiddetto mercato.

 

Aberrazioni su aberrazioni, passate nel silenzio assordante degli amministratori.

                                                .............  - Sic transit gloria mundi -  …...........

Taranto lì, 04.03.15                                                                                    Emma Bellucci CONENNA

 


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La CittĂ  del CE ME NE Futt......


Taranto e l’AnfiteatroHYPERLINK "http://www.tarantiamo.com/2010/03/taranto-e-il-suo-anfiteatro-il-non.html"  : il non-senso della storia

 

  

 

Non sempre la ragione prevale sull'arrogante idiozia.

Inascoltati, i suggerimenti per i lavori nell’area del quadrilatero via Anfiteatro - De Cesare - P. Amedeo - Acclavio.

Di certo poco, anzi quasi nulla dell’anfiteatro sarà riportato alla luce, trattandosi del sito centrale ovvero dell’arena.

Pensate cosa potrebbe significare, non potendo demolire i protervi fabbricati realizzati negli anni '60/'70 eliminare quantomeno l’intero fabbricato che per anni ha ospitato gli uffici comunali ed ora è un "parcheggio riservato".

Pensate all’enorme slargo che si verrebbe a creare, quanto ne guadagnerebbe il Borgo… l’intera Città!
In allegato l’art. inviato il 24 settembre 2008 a supporto della richiesta mirata al ritrovamento dell’antico reperto.


Preg. Sig. SINDACO

Di seguito, si riporta uno stralcio della "Relazione Tecnica" manoscritta il 29 Settembre 1896 dall’ingegnere capo del Municipio di Taranto, vistata per approvazione il 28 Dicembre 1899 dal Prefetto di Lecce, inerente la realizzazione del “Mercato Coperto” alla via Anfiteatro:

 

“ E’ sentito pel Borgo orientale della Città il bisogno di un mercato coperto ove riunire il piccolo commercio delle sostanze alimentari, abolendo le tende e trabacche mobili che offrono un aspetto indecoroso ed ingombrano    vie e marciapiedi impedendo la libera circolazione. La piazza Anfiteatro per la sua ampiezza e centralità, anche tenuto conto del maggiore sviluppo del Borgo, fu indicata come luogo adatto per innalzarvi la detta costruzione ” […Omissis ]


Tale storica struttura, nota ai più come “Piazza Coperta”, era nata, dunque, oltre che per avvertita necessità di realizzare un “mercato di merci alimentari”, anche e soprattutto per dare sistemazione ad un luogo divenuto indecoroso per la Città in fase di sviluppo.

Piazza Anfiteatro… il mercato coperto di merci alimentari, ha servito il Borgo per decenni, che, poi, per varie “vicissitudini”, ha perduto pezzi e, dunque, identità.

Dato da non sottovalutare, è che il sito sembrerebbe essere frutto di una “donazione”, condizione indispensabile ed ineludibile per la realizzazione della importante struttura che NON avrebbe potuto e dovuto mutare di destinazione e d’uso… ma nessuno se ne è mai preoccupato più di tanto; se ciò dovesse rispondere a verità, sarebbe grave! Questa purtroppo è Taranto!

Nel tempo, i commercianti hanno abbandonato i banchi, ma quale la causa dell’agonia? Cosa se non un triste destino che rischia di condurre il Borgo a morte certa e definitiva?

Nel volgere di qualche decennio, complice la solita assurda “ignavia” amministrativa, proprio com’è accaduto al Mercato Coperto, troppi fabbricati sono stati abbandonati.

L’attuale condizione di degrado in cui versa larga parte del Borgo, contrasta non poco con l’opera, tra l’altro, almeno nelle intenzioni, condivisa dall’amministrazione, di ridare vita al quartiere a mezzo mirati interventi, ripristinando e, per quanto possibile, rendendo decorose le parti comuni, oltre che incentivando (?) la ristrutturazione degli stabili privati, ahinoi, abbandonati.

Più volte abbiamo esternato l’idea, ovviamente inascoltata, della necessità di effettuare all’interno dell’area del Mercato Coperto, da anni libera da persone e cose, una campagna di scavi mirati al recupero dei resti dell’Anfiteatro, operazione che, se accompagnata da buona dose di fortuna (rinvenimento di eventuali consistenti reperti dell’Anfiteatro) potrebbe cambiare il volto della Città in termini di Turismo intellettuale (Lecce… docet).

Stante purtroppo l’imperante disinteresse, la manifesta contrarietà di una amministrazione sorda all’istanza avanzata da chi suggerisce siano effettuati saggi, si coglie occasione per rivolgere un appello per quel che potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era per la Città.

Evacuato il manufatto dall’Ufficio tecnico comunale, da anni emarginato al Quartiere Paolo VI, il sito è stato interessato da radicali lavori (???) per la realizzazione del “Teatro d’innovazione”… pensate!

Qual è lo stato dei lavori della “struttura” destinata ad “elevare” la Cultura della comunità?

Oggi più che mai, al cospetto di quel contenitore così ignobilmente impacchettato, manufatto “inutile” perché “inutilizzato” che comporta la “tracimazione” del degrado nel quartiere, si rimane perplessi sul futuro di un “sito” particolare per il quale permangono dubbi che possa serbare “meraviglie d’altri tempi” caparbiamente ignorate da chi avrebbe quantomeno potuto “tentare” anche il più modesto dei “saggi” alla ricerca dell’eccezionale antico “Reperto”.

I lavori, sono tragicamente fermi, da troppo tempo…

Quanto potranno, commercianti e residenti, sopravvivere a detta nuova, “tremenda randellata” che sommata alle “strisce blù”, è innegabile inaccettabile concausa della mortificazione del quartiere?

Cosa intendono fare le associazioni di Categoria, perché commercianti e residenti…? Tacciono?

L’Osservatorio auspica che siano effettuati gli indispensabili saggi, alla ricerca di eventuali REPERTI che potrebbero far sperare in un’occasione in più per richiamare quel turismo tanto agognato.

Atteso che si è proceduti, negando l’evidenza, ignorando la Storia, sottovalutando le copiose testimonianze documentate in occasione di vecchi cantieri in zona.

Perché non procedere alla demolizione del sovrastante contenitore, oggi niente più che una “quinta di facciata”; qualora non dovessero affiorare reperti di rilievo, avremmo creato uno slargo urbano… e che slargo… di certo una nuova piazza di sicuro effetto scenografico in zona.

Chissà poi che la demolizione non possa portare a luce quelle che in tanti assurdamente definirebbero con non poca ilarità “quatt’ petre”… già, proprio quelle “quattro pietre” per le quali altre città, altre nazioni impazzirebbero.

 

NO, Taranto no!!! Taranto è la città del “ce me ne futt a me”.

 

p.s.

considerato  che il sito sembrerebbe essere frutto di una “donazione”, condizione indispensabile ed ineludibile per la realizzazione della importante struttura che NON avrebbe potuto e dovuto mutare di destinazione e d’uso…  chissà se non ricorra il caso di restituire ai vecchi proprietari quell’area,

oggi non più utilizzata… ma tanto, troppo bistrattata.

 




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