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Perché l’ingerenza della Chiesa nella politica italiana di questi giorni?
Un grave errore l’ingerenza del Cardinale Bagnasco.

giovedì 3 gennaio 2013

di Pierfranco Bruni



Allora. Ragioniamo un po’. Credo che l’ingerenza della chiesa cattolica nel dibattito politico italiano di questi giorni sia, non un fatto originale (in altre e più occasioni abbiamo assistito alla “salita” in politica del mondo vaticaneo), ma grave, in termini di modelli strategici elettorali, e culturalmente deviante.
Ormai questa nostra Italia, che non ha avuto realmente un vero Risorgimento e se lo ha avuto è stato spezzato intorno all’arco di Porta Pia, è in balia sia dei mercati europei, risponde costantemente ai comandi germanici, sia della persuasione, non più occulta, dell’ambiguità cattolica.
Era necessario il discorso del Cardinale Bagnasco rivolto alle comunità cattoliche e laiche? Era necessaria la posizione dell’organo papale “L’Osservatore Romano” e del sacro “ceismo” di “Avvenire”?
Questo nostro popolo “gregge” (così pensano di considerarci) non ha la capacità di leggere i fatti, le azioni e le parole che sono accadute in Italia nel corso di questi ultimi mesi?
Credo che sia un fatto di una gravità inaudita. Una Nazione come l’Italia, con la sua storia, la sua identità, le sue decadenze, le sue ideologie ormai è sotto il giogo di due estremismi: quello tedesco e quello cattolico – vaticaneo. Neppure nelle stagioni morotee, quando il dibattito aveva una sua profondità e una sua consistenza ideologica e un costante rischio, si è verificato ciò che in questi giorni ha preso il sopravvento.
Le due “grandi” chiese, in momenti in cui la dialettica doveva avere un senso più liberale, si incontrano. Gli eredi del comunismo (e i comunisti anche, considerata la realtà vendoliana) e i cattolici pontificali ritornano a discutere e ad avvertire l’elettorato con l’antica formula del “compromesso”.
Insomma si vada al voto. Isoliamo il centrodestra, annientiamo la destra, ridicolizziamo gli elettori che votano il capo del centrodestra in nome di una ripresa dei contenuti della politica. Ed è come se questi contenuti stessero soltanto nel centrosinistra, tra i partiti che rispondono alla chiesa e nella sinistra. Siamo agli antichi epigoni che non abbandonano il falso moralismo dei gattopardi che puntano al potere.
L’errore della posizione pontificale, a mio avviso, condurrà i cattolici, che hanno pensiero, non solo a non ascoltare gli organismi vaticanei ma a porre in seria discussione l’impostazione politica della chiesa.
La chiesa deve indicare valori, sempre sul filo della fede e non indicare, con sottolineature precise, posizioni di voto. Ma poi, tra l’altro, c’è da dire che siamo entrati in una visione in cui si avverte l’ingerenza di uno Stato straniero. La Germania e il Vaticano fanno campagna elettorale ben precisa.
Qui non si tratta di essere di destra o meno o di essere “prevenuti”, ma occorre pensare ai condizionamenti che subiamo, ai condizionamenti che le “sacre famiglie” subiscono ascoltando omelie dentro i palazzi – chiese.
Una volta un grande intellettuale, in epoca moderna, si è battuto indicando nei palazzi l’immoralità della politica e dei politici. Mi riferisco a Pasolini. Una volta c’era l’intellettuale libero che rischiava in prima persona per offrire un pensare libero. Mi riferisco a Sciascia.
Una volta un intellettuale che non accettò mai bandiere indicò addirittura Dio come un rischio. Si chiamava Prezzolini. Una volta, tra politica e religione, un intellettuale a noi molto vicino definì la “ambiguità dei cristiani”. Si chiamava Diego Fabbri. Una volta un intellettuale passato dalle forche comuniste e avvicinatosi al cristianesimo trovò un’uscita di sicurezza nel definirsi un cristiano senza chiesa. Si chiamava Ignazio Silone.
Non si può parlare di moralità della politica quando la chiesa entra nella politica in modo strategico e paradossale. Il paradosso se non è vicino all’ambiguità è quasi la stessa cosa in occasioni del genere. Le “pastorali” non devono toccare l’intenzione di voto dell’uomo qualunque.
Io da cattolico “pentito” non seguirò le frasi inaccettabili di Bagnasco. Con attenzione al viaggio cristiano ma distante da questa chiesa che non riconosco, che non mi appartiene e che è lontana dai miei valori.
Mi ritorna il ricordo della uccisione di Aldo Moro (sul quale ho scritto due romanzi) e mi rimbombano le parole di Paolo VI.
Chi ha voluto che Moro non si salvasse?
Cari cattolici, allora politicamente democristiani, cari compagni comunisti e fondamentalisti comunisti e democratici oggi rispondete ad una domanda semplice semplice: negli anni Settanta il compromesso tra cattolici e comunisti era la moda dei “sapienti”, ma non voglio sapere chi ha ucciso Moro piuttosto chi ha voluto che Moro non si salvasse?
Rispondete a questa domanda di un’epoca fa per tentare di capire quello che sta accadendo oggi. Poi riprenderemo il discorso sui mali e sui mali assoluti. Bagnasco si faccia un bagno di umiltà e lasci i cattolici riflettere con la propria formazione, la propria coscienza e il proprio pensare - essere.
La coerenza resta una virtù, come diceva mio padre, per gli uomini sereni che si portano dentro la libertà. Il piatto di lenticchie, come ripeteva Francesco Grisi che conosceva i cattolici, i comunisti e la scritture sacre, è una comodità alla quale non si rinuncia. Ma la vera saggezza sta nell’ascoltare il proprio cuore.
Anche ragionando di politica con il coraggio delle idee sfidandole, a volte, ma mai vendendole al mercato dei falò spenti si deve testimoniare la coerenza.
Chi ha voluto che Paolo VI pronunciasse quel famoso discorso nella primavera del 1978 con il quale si chiuse la partita delle trattative per la salvezza di Moro?
La storia ha un senso se alla politica vogliamo dare un senso! O meglio la politica può trovare un orizzonte se sappiamo leggere la storia senza le intolleranze di qualsiasi chiesa: marxista e progressista o cattolica e vaticanea.






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